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Sculture e oggetti d'arte dal Medioevo al XIX secolo

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Angelo di Mariano (attr.), Siena, secolo XIV

 Angelo di Mariano (attr.), Siena, secolo XIV
ANGELO ANNUNCIANTE
Scultura in terracotta, cm 27x28,5x17,5

Attributed to Angelo di Mariano, Sienese, 14th century, Announcing Angel, terracotta, 27x28,5x17,5 cm

Bibliografia di confronto
A. Angelini, I Marrini e gli inizi di Michele Angelo senese, in “Prospettiva”, 91/92, volume I, numero speciale “Omaggio a Fiorella Sricchia Santoro”, 1998, pp. 127-138.
G. Fattorini, Epilogo: Siena e la scultura “all’antica” oltre il tempo di Pio III, in Pio II e le arti. La riscoperta dell’antico da Federighi a Michelangelo, Milano 2005, pp. 555-583, speciatim 560-572.

La prima attestazione nota di Angelo di Mariano risale al 1506 all’interno del cantiere del Duomo di Siena al fianco del fratello Lorenzo di Mariano Marrini, meglio conosciuto come “il Marrina”, mentre la sua prima opera nota è stata invece riconosciuta nel Cristo in pietà sorretto da Angeli, scolpito all’interno del grande complesso d’altare per la chiesa di Santa Maria in Fontegiusta commissionato al fratello Lorenzo e realizzato tra il 1509 e il 1520 […] Angelo già dal 1519 risulta attivo Roma al seguito di Baldassarre Peruzzi, coinvolto nei principali circuiti della committenza papale. Nell’Urbe risulta documentato, insieme ad altri due fratelli, Lodovico e Tibaldo, nella decorazione scultorea della cappella del Re di Francia in San Pietro (entro il 1521), dal 1522 assieme al solo Lodovico nella sepoltura del cardinale Francesco Armellini in Santa Maria in Trastevere mentre più tardi (1524), da solo, ottiene la prestigiosissima commissione della tomba di papa Adriano VI - opera progettata da Baldassarre Peruzzi e commissionata dal cardinale Willem van Enckenvort - per la chiesa della nazione tedesca a Roma, Santa Maria dell’Anima (Angelini 1998; Fattorini 2005, pp. 560-572). Il nostro Angelo, parte originariamente di un gruppo raffigurante l’Annunciazione, uno dei soggetti religiosi più apprezzati in ambito senese su cui più volte si era impegnato anche il fratello Marrina, si distingue dal resto della produzione fittile coeva per la complessità esecutiva e la variante iconografica suggerita dal taglio della figura e dalla conformazione del tergo. La figura risulta infatti tagliata appena sotto le spalle, con i lembi di stoffa della veste che, risolvendosi in eleganti risvolti, non lasciano presupporre l’applicazione della figura ad un'altra sezione di corpo a comporre una figura intera; tale conformazione lascerebbe invece propendere per una sua originaria collocazione su una preziosa base lignea, dipinta e dorata, a pendant di un analogo busto della Vergine annunciata. Sul retro invece la scultura presenta due cavità regolari che ne permettevano l’applicazione di ali, eseguite con materiali differenti, probabilmente in sottile lamina metallica, smaltata, dorata e dipinta, oppure in cartapesta, più leggere e ugualmente predisposte a sostenere una preziosa policromia, realizzate con la partecipazione di un orafo o di un pittore locale, cui sarebbe spettata anche la cromia delle figure. L’apporto naturalistico e il preziosismo delle dorature delle vesti doveva raggiungere gli stessi esito oggi percepibili nella Santa Caterina di Siena o nei due straordinari San Pietro e Paolo di Pienza eseguiti dal fratello Marrina



Sculture e oggetti d'arte dal Medioevo al XIX secolo
gio 16 GIUGNO 2022
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