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Arte è ricerca | Dipinti sculture e oggetti d'arte da una raccolta fiorentina

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Giuseppe Belli

 Giuseppe Belli
(Roma 1743 ca.-Firenze 1812)
BUSTO DI FERDINANDO III DI LORENA
gesso, cm 97x66x32

BUST OF FERDINANDO III DI LORENA
plaster, 97x66x32 cm

Questo busto raffigura Ferdinando III (1769-1824), figlio di Pietro Leopoldo e granduca a partire dal 1790. Il busto si collega strettamente ad un ritratto in marmo dello stesso Ferdinando conservato a Palazzo Pitti nel Salone delle Guardie (inv. Oda 1861 n.154), citato come opera del Belli nell’”Almanacco Pittorico” del 1793 (vol. II, p. 24). Quest’ultimo, allievo e collaboratore di Innocenzo Spinazzi, raggiunse Firenze nel 1770 insieme al maestro e qui si sarebbe svolta anche la sua carriera indipendente, nota esclusivamente per l’attività ritrattistica che conta busti notevoli come, oltre al Ferdinando III, quello di Angelo Fabroni (1792, Pisa, Opera Primaziale), quelli dei due fanciulli Carlo Ludovico e Luisa Carlotta di Borbone (1806; Lucca, Museo Nazionale) e il bel medaglione con il ritratto di Luigi Lanzi del 1810-1812 in Santa Croce (cfr. R. Roani, Aggiunte alla ritrattistica toscana della seconda metà del Settecento, in “Antichità Viva”, XXVI, 1987, nn.5-6, pp. 70-71,73; Id., Ritratti inediti di Pietro Leopoldo di Lorena, in “Paragone” XL, 2001, 621, p. 38). Proprio la Roani segnalava a Sandro Bellesi (cfr. Nuove acquisizioni alla scultura fiorentina dalla fine del Cinquecento al Settecento, in “Antichità Viva”, XXXI, 1992, nn. 5-6, pp. 47, 50) un busto in gesso dipinto, allora in collezione privata, che si lega, in termini generali a quello di Pitti ma che pare del tutto identico a quello qui presentato e, se pure non conosciamo le dimensioni del busto pubblicato da Bellesi, tutto lascia pensare che siamo di fronte a due versioni della stessa composizione. Del resto, proprio Spinazzi - il maestro di Belli - aveva eseguito varie versioni in marmo e gesso del Busto di Pietro Leopoldo giovane di Pitti (cfr. Roani 2001, pp. 36-37). In questo caso però Belli introduce delle varianti di rilievo fra la versione in marmo e quelle in gesso. Se il marmo ritrae Ferdinando con un abito moderno e un generico mantello, nelle due versioni in stucco il granduca è raffigurato in armatura, con un mantello vistosamente foderato di ermellino e anche l’onorificenza del toson d’oro acquisisce maggiore rilievo grazie ad una ricca catena. Allo stato attuale delle conoscenze non è dato sapere se Belli avesse realizzato una seconda versione in marmo del busto di Pitti, puntualmente collegabile alle due in gesso ovvero se le varianti siano state pensate proprio per i gessi. Quella qui presentata costituisce comunque una testimonianza rara e importante della ritrattistica toscana di età neoclassica.



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mer 16 NOVEMBRE 2022
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